9.7.11

Un mash up mediale sulla condanna di Fininvest per il Lodo Mondadori


Lodo Mondadori, Fininvest condannata
Alla Cir 560 milioni -
La sentenza


LODO MONDADORI, LA SENTENZA IN APPELLO

Mondadori, Berlusconi condannato
Marina: «Aggressione a mio padre»

Lodo Mondadori, la sentenza:
Fininvest pagherà 560 milioni
Audio: "Corretto il danno a Cir"

Berlusconi's Fininvest ordered to pay 560m euro damages

Fininvest condannata per il Lodo Mondadori Marina Berlusconi:
«Non paghiamo, è un esproprio»
Lodo Mondadori, "scippo" al Cav
"Paghi subito 560 milioni di euro"

Lodo Mondadori, sentenza d'appello a Milano: Fininvest deve risarcire Cir. Piccolo sconto: in primo grado erano 750 mln. Se ne aggiungono 20 di interessi da ottobre 2009. Sentenza immediatamente esecutiva. Marina: "Aggressione a mio padre"

Lodo mondadori

Fininvest condannata a risarcire Cir per 560 milioni. Marina Berlusconi: faremo ricorso - Il testo della sentenza - Una guerra lunga 20 anni - Foto

Berlusconi investment arm must pay £500m

By Colleen Barry, Associated Press

Lodo Mondadori, Fininvest deve risarcire 560 milioni a Cir

Fininvest condannata 560 milioni alla Cir

Sentenza di appello, ridotto risarcimento Ghedini: 'Cassazione annullerà sentenza'

Cronaca

9 Luglio 2011

Lodo Mondadori, condanna con sconto
Berlusconi dovrà pagare 560 milioni

La sentenza del tribunale civile abbassa di un quarto la cifra che il Cavaliere dovrà versare subito
alla Cir di De Benedetti. Il commento di Marina Berlusconi: "E' un'aggressione a mio padre" (leggi)
LEGGI IL DOCUMENTO INTEGRALE DEPOSITATO QUESTA MATTINA DAI GIUDICI DI MILANO

Lodo Mondadori, Fininvest pagherà 560 milioni

Lodo Mondadori, i giudici: Fininvest corruppe, risarcisca la Cir con 560 milioni. Meno dei 750 decisi nel 2009 | Marina Berlusconi: «Aggresione contro mio padre» | Ghedini: «Sentenza incredibile, sarà annullata» | I magistrati: immediatamente esecutiva la sentenza della causa tra Berlusconi e De Benedetti per l'acquisto della casa editrice | La guerra Mondadori: le tappe | Lodo nella manovra, dietrofront di Silvio | B.: dove trovo i soldi?


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24.6.11

Olivetti/Jobs





Streaming della puntata di Correva l'anno dedicata ad Adriano Olivetti e Steve Jobs. Anche qui si è amato il futuro. E ce n'era tanto di futuro, alcuni futuri fa. Qui.
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15.5.11

In Turchia filtrano la rete




Ci sono problemi per internet in Turchia. Il governo di Erdogan ha varato una legge che imporrà dalla prossima estate quattro diversi filtri all'accesso alla rete. Il pretesto è la protezione dei minori. I cittadini dovranno scegliere tra uno dei filtraggi proposti. Scegliere come farsi censurare. Oggi a Istanbul c'è stata una grande manifestazione in difesa di internet. Le cose non vanno tanto bene sul Bosforo: in passato già Youtube e Blogspot erano stati oscurati dal governo.
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11.5.11

Simbolismo














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7.5.11

Il populismo che porta al "midcult", Alessandro Trocino contro le "Popstar della cultura"

Inclinazione al conformismo, propensione all'emotività e al sentimentalismo, diffidenza per il razionalismo, predilezione per l'indignazione fine a se stessa, ricorso al manicheismo, tendenza alla semplificazione di problemi complessi, inclinazione al sapere nostalgico e al passatismo, profusione di retorica apocalittica, cedimento alla cialtroneria, abuso di facili artifici, antimodernismo e antiscientismo, esaltazione dell'uomo forte, affidamento all'esoterismo new age, delega delle responsabilità, ricerca del guru o del maestro di turno, servilismo. Sono queste le accuse che Alessandro Trocino, firma del Corriere della Sera e autore insieme a Adalberto Signore dell'inchiesta sulla Lega Nord Razza padana, rivolge ai presunti venerati maestri della cultura italiana Roberto Saviano, Giovanni Allevi, Carlo Petrini, Beppe Grillo, Mauro Corona e Andrea Camilleri, nel suo nuovo saggio Popstar della cultura (Fazi). Trocino analizza le resistibili ascese di questi personaggi, sottolineando i punti comuni, i meccanismi e le rappresentazioni che li hanno portati al centro dell'attenzione mediatica e dell'immaginario nazionale. Seppur provenendo da settori differenti del lavoro culturale questi nomi sembrano essere accomunati da un sentire simile che li lega, da un ruolo assunto (e accettato) allo stesso modo e dai medesimi vizi. La chiave è il concetto critico di "midcult" applicato a tutte le opere e le azioni di questi personaggi che ne farebbe, citando l'interpretazione data da Eco alla teorizzazione di MacDonald, "opere che paiono possedere tutti i requisiti di una cultura aggiornata e che, invece, di fatto, della cultura costituiscono una parodia, una depauperazione, una falsificazione attuata a fini commerciali" dando solamente la percezione di un qualche prestigio, spinto ad arte dal battage mediatico e promozionale. Questi nomi, il cui valore delle opere non è quasi mai messo in discussione di per sè, come è nel caso di Saviano, sarebbero la rappresentanza di un ceto medio riflessivo, potenzialmente orientato a sinistra perfettamente rappresentato e voglioso, nell'ecosistema berlusconiano dell'immagine, da nomi e opere pronte all'uso, semplicistiche, enfatiche, emotive, medie ma vendute come alte. Un pubblico che richiederebbe proprio quei vizi indicati all'inizio, cui finisce per adagiarsi. Roberto Saviano da autore giustamente celebrato e coraggioso diviene in questo meccanismo immagine dell'indignazione generica dei link su Facebook, dell'attivismo di bocca buona poco approfondito, della battaglia-per-tutto che finisce per essere incazzatura istantanea e sostituibile all'occorrenza da un nuovo appello su Repubblica; Giovanni Allevi, l'ex pianista della band di Jovanotti (!), diviene facilmente il maestro di una "nuova musica" presunta colta ma in realtà semplicemente pop nella vocazione meno spontanea e genuina del termine, presuntuosa, cialtrona, falsa, new age; Mauro Corona, il millantatore boscaiolo buon-selvaggio medio scrittore, diviene l'orizzonte paventato di un nuovo Umanesimo fake, passatista e antomoderno, di uno spiritismo irrazionale politicamente vacuo e Beppe Grillo, il gran maestro del populismo, il finto-blogger proclamatore di verità fragili e apocalittiche, assurge a simbolo di un ribellismo spaccone polidirezionale e antisistemico intriso di culto della personalità. Più che nelle opere di per sè, figlie della medesima cultura televisiva di cui fa parte anche l'accondiscendenza amichevole di Fazio e il vittimismo egotico di Santoro e come tali non inedite, a spaventare sono le dinamiche che questi personaggi riescono a sollevare: proselitismo cieco, delega di responsabilità per di più inadeguate ed eccessive, formazione automatica dell'opinione veicolata dai nomi, acriticità, banalizzazione. Ne emerge un immaginario tristemente medio ma venduto come alto e accettato proprio da quegli strati sociali che dovrebbero farsi carico del rinnovamento e delle soluzioni. Il libro ha il merito di denunciare automatismi e bias della cultura "midcult" italiana, ma il demerito di perdere di vista a volte l'orizzonte sistemico dell'analisi limitandosi invece a una prospettiva meno ad ampio respiro quando approfondisce eccessivamente le ascese dei personaggi in analisi, preferendola al commento e allo smascheramento di quei vizi invece perfettamente delineati nell'introduzione: pagine che andrebbero stampate e distribuite nelle piazze. a Roberto Saviano, Giovanni Allevi, Carlo Petrini, Beppe Grillo, Mauro Corona e Andrea Camilleri nel suo "Postar della cultura". Trocino analizza le resistibili ascese di questi personaggi, sottolineando i punti comuni, i meccanismi e le rappresentazioni che li hanno portati al centro dell'attenzione mediatica e dell'immaginario nazionale. Seppur provenendo da settori differenti del lavoro culturale questi nomi sembrano essere accomunati da un sentire simile che li lega, da un ruolo assunto (e accettato) allo stesso modo e dai medesimi vizi. La chiave è il concetto critico di "midcult" applicato a tutte le opere e le azioni di questi personaggi che ne farebbe, citando la definizione data da Eco, "opere che paiono possedere tutti i requisiti di una cultura aggiornata e che, invece, di fatto, della cultura costituiscono una parodia, una depauperazione, una falsificazione attuata a fini commerciali" dando solamente la percezione di un qualche prestigio, spinto ad arte dal battage mediatico e promozionale. Questi nomi, il cui valore delle opere non è quasi mai messo in discussione di per sè, come è nel caso di Saviano, sarebbero la rappresentanza di un ceto medio riflessivo, potenzialmente orientato a sinistra perfettamente rappresentato e voglioso, nell'ecosistema berlusconiano dell'immagine, da nomi e opere pronte all'uso, semplicistiche, enfatiche, emotive, medie ma vendute come alte. Un pubblico che richiederebbe proprio quei vizi indicati all'inizio, cui finisce per adagiarsi. Roberto Saviano da autore giustamente celebrato e coraggioso diviene in questo meccanismo immagine dell'indignazione generica dei link su Facebook, dell'attivismo di bocca buona poco approfondito, della battaglia-per-tutto che finisce per essere incazzatura istantanea e sostituibile all'occorrenza da un nuovo appello su Repubblica; Giovanni Allevi, l'ex pianista della band di Jovanotti (!), diviene facilmente il maestro di una "nuova musica" presunta colta ma in realtà semplicemente pop nella vocazione meno spontanea e genuina del termine, presuntuosa, cialtrona, falsa, new age; Mauro Corona, il millantatore boscaiolo buon-selvaggio medio scrittore, diviene l'orizzonte paventato di un nuovo Umanesimo fake, passatista e antomoderno, di uno spiritismo irrazionale politicamente vacuo e Beppe Grillo, il gran maestro del populismo, il finto-blogger proclamatore di verità fragili e apocalittiche, assurge a simbolo di un ribellismo spaccone polidirezionale e antisistemico intriso di culto della personalità. Più che nelle opere di per sè, figlie della medesima cultura televisiva di cui fa parte anche l'accondiscendenza amichevole di Fazio e il vittimismo egotico di Santoro e come tali non inedite, a spaventare sono le dinamiche che questi personaggi riescono a sollevare: proselitismo cieco, delega di responsabilità per di più inadeguate ed eccessive, formazione automatica dell'opinione veicolata dai nomi, acriticità, banalizzazione. Ne emerge un immaginario tristemente medio ma venduto come alto e accettato proprio da quegli strati sociali che dovrebbero farsi carico del rinnovamento e delle soluzioni. Il libro ha il merito di denunciare automatismi e bias della cultura "midcult" italiana, ma il demerito di perdere di vista a volte l'orizzonte sistemico dell'analisi limitandosi invece a una prospettiva meno ad ampio respiro quando approfondisce eccessivamente le ascese dei personaggi in analisi, preferendola al commento e allo smascheramento di quei vizi invece perfettamente delineati nell'introduzione: pagine che andrebbero stampate e distribuite nelle piazze.
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2.5.11

Un mash-up mediale sulla morte di Osama Bin Laden


Osama bin Laden killed in Pakistan

Osama bin Laden killed by US special forces BIN LADEN IS DEAD

Qaeda Leader Killed by U.S. Forces, Obama Says



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24.4.11

"Un grande paese" di Luca Sofri. Il libro che dovete leggere tutti.

Ho diversi amici che passano buona parte del loro tempo a lamentarsi dell'Italia. La lamentela è un esercizio utile e doveroso, mantiene attiva l'attenzione, tiene in esercizio il cervello e garantisce la giusta dose di consapevolezza. Ma deve servire. Ho diversi amici che hanno vent'anni e gli ultimi di questi li hanno passati a lamentarsi del loro paese, di tutte le tante cose che funzionano molto peggio qui che altrove, di tutte le anomalie, delle assurdità e delle oscurità. Ho un sacco di amici che osservano, appuntano, protestano. Ho qualche amico che è partito a medio raggio, ha spostato per qualche mese l'orizzonte di riferimento, è tornato e non ne è mai uscito. Ma ho forse solo un paio di amici che hanno fatto la valigia, hanno salutato piuttosto di fretta e non sono più tornati. Il nuovo libro di Luca Sofri, Un grande paese (Rizzoli) parla di te che ascolti i tuoi amici che si lamentano; parla di te che ti lamenti dei tuoi amici che si lamentano e non spostano mai la loro lamentela ovunque altrove; parla in definitiva di quei meccanismi acquisiti, di quei vizi fagocitati che vengono fuori sempre quando qualcuno si lamenta del proprio paese. Parla di te che questo paese lo costruirai anche se forse non sarai qui a farlo. Parla di quel cinismo letale e consolatorio che blocca le energie migliori e che trascina in basso, quando colpisce chi, a vent'anni, non potrebbe permettersi lussi di questo tipo. Parla di quella particolare forma di cinismo che ha preso il posto della voglia di fare che è facile e istantanea risposta a tutto ciò che non si è deciso di fare. Parla delle cose giuste che esistono e vanno fatte, da sè, in solitudine fosse anche questo il prezzo. Quelle cose giuste che abbiamo smesso di fare perchè non le abbiamo più riconosciute come tali o perchè quel cinismo infame ci ha convinto che non ne valesse la pena. Parla di quei vizi che sappiamo riconoscere ma mai riconoscerci: il non accettare lezioni, il non predicare nemmeno perchè non si vuole razzolare nè male nè bene e quel tremendo, vacuo, "sii te stesso" che è traduzione socialmente e poeticamente accettata di "fai il cazzo che ti pare, sei fantastico". Parla di come siamo caduti in una spirale del silenzio perchè ci siamo fatti convincere che l'essere minoranza fosse un male a prescindere, una riserva indiana di conforto per turisti della vita e non un trascinante, vitale e destinato a crescere punto di partenza. Parla di come non lo abbiamo mai votato ma abbiamo sempre intimamente voluto votare qualcuno come lui perchè ci siamo fatti convincere che l'elitismo fosse un male e che la ricerca del basso, del facile, del piccolo fosse la via d'uscita. "Mi basta che tu sia felice" è un desiderio di ripiego. Parla anche di questo. Di come le cose giuste ci siano, siano sempre state lì e di come tocchi a noi farle. A noi e per noi, nelle quotidiane piccole cose, partendo da lì dal paese che singolarmente siamo per far crescere il più grande che abitiamo. Perchè dedicare una vita a quello che è giusto si può e si deve fare, si può riconoscere ed è a quello a cui si deve puntare. Questo libro parla di quanto siete pigri a credere che non ne valga la pena. Perchè se effettivamente siamo i buoni, tocca a noi dimostrarlo. Leggetelo tutti e poi siate Piero Gobetti anche quando decidete dove andare in vacanza.
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28.2.11

Le ciabatte di Lady Gaga. Più brutte delle mie.



E' uscito da qualche minuto il nuovo video di Lady Gaga, Born This Way. Primi tre minuti senza musica visivamente interessanti, poi sostanzialmente c'è Lady Gaga in ciabatte. La notizia è che Lady Gaga ha delle ciabatte molto più brutte delle mie. Tremendo.
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25.2.11

@Tahrir




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15.2.11

Trevor Paglen. Wikileaks come forma d'arte.

Trevor Paglen è un artista e un geografo americano. Negli ultimi anni ha indirizzato il suo lavoro come scienziato e la sua ricerca come artista all'esplorazione delle attività top secret dell'esercito USA. Le sue opere sono ricerche politiche ed estetiche realizzate tramite stumenti scientifici utilizzati dalla geografia spaziale quali speciali macchine fotografiche ad altissima definizione e telescopi. Paglen fotografa siti segreti, basi militari classified e traccia le rotte di satelliti e aerei spia, dando loro visibilità, facendo, di fatto, esistere ciò che a occhio nudo non è possibile vedere. Paglen ha recentemente esposto in una personale alla Secession di Vienna una raccolta di sue opere realizzate negli ultimi otto anni: cieli attraversati da orbite fitte di satelliti sconosciuti fotografati con esposizioni lunghissime, centri di ascolto che tracciano telecomunicazioni, videoinstallazioni con nomi cifrati di operazioni CIA. Wikileaks. In un'opera d'arte.
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